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Rigoletto

Rigoletto

opera

Rigoletto
Musica di Giuseppe Verdi

Melodramma in tre atti. Libretto di Francesco Maria Piave,
dal dramma Le roi s'amuse di Victor Hugo. 

Prima rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1851 

Illustrazioni: Rafal Olbinski


Martedì 16 aprile ore 21.00 Turno A
Venerdì 19 aprile ore 21.00 Turno B
Domenica 21 aprile ore 18.30 Turno C



Direttore d'Orchestra Daniel Oren
Regia e luci Lorenzo Amato
Maestro del Coro Luigi Petrozziello
Scene e costumi Alfredo Troisi
Artista video  Jean Baptiste Warluzel
Aiuto regia e movimenti coreografici Giancarlo Stiscia
Personaggi Interpreti  
il Duca di Mantova Celso Albelo  
Rigoletto Leo Nucci  
Gilda Patrizia Ciofi (16, 19-04) Desirée Rancatore (21-4)  
Sparafucile/Monterone  Carlo Striuli  
Maddalena Francesca Franci  
Giovanna Natasha Verniol  
Il cavaliere Marullo Armano Gabba  
Matteo Borsa Francesco Pittari  
Il Conte di Ceprano
Un usciere di corte
Angelo Nardinocchi  
La Contessa di Ceprano
Un paggio della Duchessa
Elena Memoli  
Orchestra Orchestra Filarmonica Salernitana Giuseppe Verdi  
Coro Coro del Teatro dell'Opera di Salerno  
     
  Nuovo allestimento del Teatro "Giuseppe Verdi" di Salerno  

Soggetto

In Rigoletto, prima opera della cosiddetta trilogia popolare  cui appartengono anche Trovatore e Traviata, Verdi poté realizzare quella "fusione dei generi" (P. Weiss) che tanto ammirava nei drammi shakespeariani, offrendogli la possibilità di mescolare "comico e terribile" come nella migliore drammaturgia dell'autore inglese. Il soggetto gli veniva dal dramma di Victor Hugo Le roi s'amuse dato a Parigi nel 1832, avente per protagonista il gobbo Tribolet, che, non senza scandalo, aveva portato sulle scene, secondo le tendenze più avanguardistiche dell'estetica romantica, il deforme, il grottesco e il triviale misti al sublime. A Verdi interessavano  i risvolti umani e psicologici della vicenda che egli dovette trasferire, per problemi di censura, dalla corte del re ad un ducato italiano, quello di Mantova. L'umanizzazione e il riscatto morale del buffone attraverso il dolore, nel momento in cui la sua stessa figlia è oggetto della malvagità del duca e dei cortigiani, gli consentiva quel tipo di scandaglio della complessità dell'animo umano, al di là delle discriminazioni di classe, che specialmente intorno agli anni Cinquanta era al centro della sua drammaturgia a partire dalla Luisa Miller (1849). Per l'elaborazione del libretto Verdi si rivelò molto esigente nei confronti del librettista Piave mirando ad ottenere un lavoro altamente funzionale in senso drammaturgico. "A me pare che il miglior soggetto in quanto ad effetto che io mi abbia finora posto in musica (non intendo parlare affatto sul merito letterario e poetico) sia Rigoletto. Vi sono posizioni potenti, varietà, brio, patetico". Così scriveva ad Antonio Somma retrospettivamente, in una lettera del 22 aprile 1853. Questa "varietà di effetti" di cui egli era entusiasta era data dalla ricchezza di contrasti della trama che gli permetteva di accostare e in alcuni casi sovrapporre comico e tragico, in maniera assolutamente nuova nel teatro musicale consentendogli spesso di utilizzare le forme convenzionali con un senso assolutamente rovesciato rispetto alla tradizione. La dialettica di questi due livelli si protrae lungo l'intero svolgimento del dramma, culminando nel celebre quartetto vocale del terzo atto. Vanno segnalati tra gli altri pregi della partitura e del dramma la rapidità e concisione con cui si avvicendano le situazioni, la ricchezza di idee, una raggiunta compenetrazione di parola scenica e musica, il grande equilibrio tra elementi lirici e drammatici. La critica dell'epoca ebbe subito la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo. Così si esprimeva il critico della <> (12 marzo 1851): "[...]Ieri fummo come sopraffatti dalle novità: novità o piuttosto stranezza nel soggetto; novità nella musica, nello stile, nella stessa forma dei pezzi [...]".

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