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La Bohème

La Bohème

La Bohème
Musica di Giacomo Puccini

Opera lirica in quattro quadri.Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème.

Prima rappresentazione: Torino, Teatro Regio,  1º febbraio 1896.


Illustrazioni: Rafal Olbinski

Sabato 28 dicembre ore  21.00 Turno A
Domenica 29 dicembre ore 18.30 Turno C
Lunedì 30 dicembre ore 21.00 Turno B



Direttore d'Orchestra Daniel Oren
Regia, scene e costumi Jean - Daniel Laval
 Maestro del Coro  Marco Faelli
Maestro del Coro di voci bianche Silvana Noschese
Artista video  Jean Baptiste Warluzel
Personaggi Interpreti  
Mimì Alieva Dinara (28, 30) - Anna Corvino (29)  
Rodolfo Stefano Secco (28, 30) - Domenico Menini (29)  
Musetta Jessica Pratt  
Marcello Ionut Pascu  
Colline Carlo Striuli  
Schaunard Fabio Previati  
Benoit - Alcindoro Angelo Nardinocchi  
Parpignol Francesco Pittari  
Un doganiere Nicola Cembalo  
Un sergente Carlo Feola  
Un venditore ambulante Salvatore De Crescenzo  
     
Orchestra Orchestra Filarmonica Salernitana Giuseppe Verdi  
Coro Coro del Teatro dell'Opera di Salerno  
  Coro delle voci bianche del teatro "G. Verdi" di Salerno  
     
     

 

Soggetto

Molto laboriosa fu la composizione de La Bohème da parte di Puccini e dei suoi fedeli librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. L'opera rappresentata al Teatro Regio di Torino il 1° febbraio 1896 ebbe una gestazione di tre anni e nove mesi. Non era stato  semplice adattare in forma librettistica un soggetto così variegato, in quanto a situazioni e personaggi, come quello del romanzo di Henry Murger Scènes de la vie de bohème scritto tra il 1845 e il 1848, del quale era stata data a Parigi anche una versione drammatica l?anno successivo. La dimensione dell'opera strutturata in quadri, risulta essere dunque collettiva ed episodica. Protagonisti sono infatti dei bohèmiens  considerati nel loro insieme, pur  risaltando tra essi le due coppie complementari di Rodolfo e Mimì da una parte, di Marcello e Musetta dall'altra. Riso e pianto (due atti gai e due tristi)  si mescolano in questo lavoro sulla giovinezza e sull'amore, cui il pubblico decretò subito il successo, a differenza della critica che in linea generale non si mostrò particolarmente lungimirante. Più statica che narrativa, così com'è priva di veri e propri contrasti, quest'opera ritrae realisticamente la quotidianeità di giovani  squattrinati e la morte per tisi di una di loro, ma a Puccini interessava musicalmente la trasfigurazione lirica del dato realistico, riuscendo mai come in quest'occasione, a tradurre in poesia le situazioni più banali e quotidiane. Al linguaggio "goliardico-scapigliato" del libretto che risente della lezione boitiana del Falstaff e che era in qualche modo già stato prefigurato dallo stesso autore del romanzo come una cifra caratterizzante di quel determinato ambiente ("La Bohème ha un parlare suo speciale, un gergo'Il suo vocabolario è l'inferno della retorica e il paradiso del neologismo") Puccini collega una musica che riflette ogni metafora di un testo fortemente dettagliato, adeguandosi perfettamente ai due elementi più evidenti dell'opera, l"umorismo" e la commozione. 
Note peculiari dello stile sono la colloquialità e duttilità di un linguaggio musicale capace di flettersi in frequenti cambiameni di tempo anche all'interno del verso e del "pezzo chiuso", aderendo al rapido intrecciarsi di azioni, personaggi e atmosfere (mirabile il quadro del Caffè Momus), i tratti impressionistici della partitura in cui rientrano il miniaturismo pittorico, il puntillismo e le novità dell'armonia (le famose quinte ed ottave parallele al principio del secondo e del terzo atto), le estasi liriche concentrate in particolare nel primo e nell'ultimo quadro, quando Mimì ritorna nella soffitta per morire tra le braccia di Rodolfo.

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