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06/09/2010

La prima. Macchioni, il Verdi è dei giovani. Tanti i fan del tenore al debutto con "Elisir" di Donizetti ma i critici sono severi

Il Mattino, 09/06/2010

Verdi stracolmo. Con tanti giovani. Insieme, oltre un centinaio, non li si era mai visti al Massimo cittadino. Né è mai capitato che intere famiglie, con bambini al seguito, occupassero palchi e platee del lirico comunale. L'effetto Macchioni si avverte palpabile, il suo nome ha fatto da richiamo, mobilitando un pubblico nuovo per l'opera. Età media 15-26: è il popolo televisivo, quello che segue Amici e che si immedesima nei talenti forgiati da Maria De Filippi & C. Matteo Macchioni è il loro idolo, sono qui tutti a tifare per lui. «E' emozionato - dice Alessio Lamberti, 19 anni, corso ad applaudirlo con la coetanea Annalisa Coppola - All'inizio si avvertiva il suo disagio, poi si è ripreso. Certo in tv era più sciolto, ma è in ogni caso bravo». L'«Elisir d'Amore» di Donizetti, di cui il giovane tenore di Sassuolo è protagonista nel ruolo di Nemorino, li ha conquistati: «E' stata una bella esperienza, la storia è appassionante, le scene belle, la regia di Michele Mirabella accattivante, ritorneremo di sicuro anche per altre opere». Concordano gli altri ragazzi che si aggirano timidamente nei corridoi del Verdi, le teenagers con l'abito della festa, ma, intendiamoci, con minigonna, leggins e trampoli 12 centimetri e più su. «Andiamo dappertutto - dicono i fidanzatini Giorgia Marino, 15 anni, e Salvatore Florio, 21 - Volevano passare un serata diversa e poi c'era la curiosità di vedere dal vivo Matteo che abbiamo sostenuto nelle sue performance ad Amici». Gioca molto la carta del prezzo stracciato. Venti euro, come sostiene Daniel Oren, sul podio ieri sera per il debutto del suo pupillo, il costo di una pizza. Ad approfittare del biglietto agevolato sono stati in tanti, tra cui Andrea Troisi, Federico Carbone e Rosa Parlavecchia, venticinquenni, che giudicano l'esibizione del "tenorino" più brillante di quella televisiva". E la tariffa giovani convince anche Margherita Serto, vent'anni, che ama l'opera, ma al Verdi non ci ha mai messo piede: «Finora andavo a Roma, ma visto che Oren pensa a noi giovani, lo seguirò nella mia città». Sorridono felici Rita ed Antonella Zambrano, 12 e 10 anni, musiciste in erba; nel palco con papà Ferdinando e la mamma Paola Della Corte, sparano una mitragliata di foto per immortalare il loro beniamino, sperando di seguire i suoi passi. Mentre il piccolo Gerardo Pisani, stretto a papà Salvatore e a mamma Rosanna Ferraioli, si lascia scappare: «Sono qui solo per il mio fratellino Alessandro, 8 anni, che canta nel coro». Nostalgica, invece, Paola De Ligio, 14 anni, studentessa di pianoforte al Conservatorio Martucci, ex coro giovani. «Da quest'anno - si rammarica - la lirica la seguo solo dalla platea. Matteo? Mi piace molto, diventerà famoso». Generazioni divise, è scontro nel foyer. Se gli under 30 plaudono, quelli più anziani si lasciano andare a battute, a volte feroci. «Manca il tenore - osserva il critico teatrale Rino Mele, nel ruolo di accompagnatore della figlia Aura, innamorata del cantante ventisettenne - Il ragazzo è abituato alla televisione, l'opera è altra cosa». Gli fa eco sulla linea dura Carmine Mottola, anima del festival di Musica antica: «Macchioni è da buttare, non sa recitare, non sa cantare, è inconsistente». Da esperto melomane alza il tiro: «Oren ha toppato questa volta, non doveva metterlo a confronto con le voci mature e splendide di Aleksandra Kurzak, Alberto Gazale e Ambrogio Maestri». Più morbido il giudice Pasquale Andria: «Ha un timbro di voce piacevole, caldo e convincente. Manca di robustezza, ma crescerà». Gli applausi, però, fioccano e i fan di Matteo crescono. Felice la mamma Osanna, al seguito del figlio con gli agenti della Sugar di Caterina Caselli, per la cui casa discografica Macchioni sta incidendo il suo primo album. «Sono molto emozionata - confessa, stupita di essere riconosciuta, anche se la somiglianza è notevole - E' il suo debutto in assoluto. Provo una grande soddisfazione, sono fiera di Matteo, spero che abbia successo, se lo merita, da quando aveva sei anni non ha fatto altro che studiare musica».
Marcello Napoli - Erminia Pellecchia

Il Mattino, 09/06/2010 (www.ilmattino.it)

 


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