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06/10/2010

L'Elisir di "Amici" ha colpito ancora. Dal talent show a Donizetti, buon debutto per Macchioni

La Stampa, 10/06/2010

INVIATO A SALERNO
Ha ragione Walter Siti: quella di Amici è l'unica scuola italiana che permetta effettivamente di trovare lavoro. Ultimo sistemato: Matteo Macchioni, l'aspirante tenore cui Maria De Filippi ha affidato il compito di portare l'opera nel talent show più amato dagli italiani. Martedì Macchioni ha debuttato in scena, nell'Elisir d'amore di Donizetti al teatro Verdi di Salerno, che peraltro ha un cartellone più sostanzioso di enti ben più prestigiosi e soprattutto più sovvenzionati. Produzione «vera», non da reality. C'era una discreta compagnia di canto (Alessandra Kurzak, Ambrogio Maestri e Alberto Gazale nelle parti principali) e dirigeva Daniel Oren, attento a sostenere il giovin tenore e di conseguenza meno bombastico del solito anche con gli altri, con ottimi risultati. Regia leziosa di Michele Mirabella, altro solito noto della tivù che funziona meglio nel suo Elisir che in quello di Donizetti, ma si sa che in Italia una regia d'opera non si nega a nessuno, meno che ai veri grandi registi d'opera.

E lui, Macchioni? Beh, intanto bisogno precisare che, a differenza di molti avanzi di tivù senz'arte ma purtroppo con la parte in qualche fiction o reality, Macchioni è un serio ancorchè giovane professionista, non uno che s'improvvisa. Tenorino-ino-ino, in effetti: un po' più di volume ci vuole ma verrà col tempo, mentre è bene sistemare subito qualche ingorgo che, nel famigerato passaggio di registro, rende non troppo ortodossi i primi acuti. Però il Nemorino catodico è musicista, fraseggia con gusto elegante e non scolastico e si produce perfino in alcune grazie da vecchia scuola, come delle mezzevoci vere che rendono la sua Furtiva lagrima molto efficace benché calcolata al millimetro (o forse appunto per questo). Saggio, fra l'altro, a non bissarla (Oren sarebbe stato più che disposto). In più Macchioni recita con disinvoltura, mentre la sua naiveté da bravo ragazzino che sgrana gli occhioni è molto adatta a Nemorino, come tutti gli eroi romantici sempre in bilico fra il poeta sognatore e il babbeo integrale. Insomma, un debutto promettente.

Lui, del resto, intercettato alla cena postapplausi, mostra di avere la testa sul collo, caratteristica abbastanza rara per i cantanti lirici in generale e per i tenori in particolare. Viene da Sassuolo, deep Emilia e zona operisticamente fertile, la mamma è maestra, il papà autoriparatore, lui figlio unico con studi solidi di pianoforte e simpatia innata. Ammette che sì, il contratto con la Sugar della conterranea Caterina Caselli è già stato firmato e inciderà presto un disco (la bocellizzazione è cominciata) ma ripete che vuole andare con i piedi di piombo, che ha già rifiutato parti che non lo convincevano, che continua a studiare, che non si monta la testa (dunque l'ha), eccetera.

Ma intanto va sottolineato che, con tutto il blaterare che si fa di questi tempi in Italia sulla divulgazione della «lirica», a Salerno la fanno in maniera semplice ma efficace. Certo il teatro incasserà dall'operazione Macchioni dei robusti dividendi mediatici, però l'esperimento di investire sul giovane teledivo per cercare nuovo pubblico ha già funzionato. In particolare, la biglietteria ha offerto una promozione speciale con biglietti a 20 euro, il costo di una serata in pizzeria (qui: a Torino sono di più), riservati agli under 30. Risultato, e in Italia è una rarità: in sala c'erano parecchi giovani, che ci sono evidentemente andati per sentire live «quello di Amici» ma che con l'occasione hanno magari scoperto anche un amico diverso, certo Gaetano Donizetti. E, a giudicare dagli applausi, dai flash durante lo spettacolo (e qui forse sarebbe meglio astenersi) e dal fatto che nell'intervallo nessuno ha scelto la libertà, l'han pure trovato simpatico. In un Paese dove la tivù di Stato finge di credere che per portare gente nuova a teatro basti vestire Antonella Clerici da Carmen, non è poco.
Alberto Mattioli

Fotografia:
Matteo Macchioni ha una naiveté da bravo ragazzino che sgrana gli occhioni molto adatta a Nemorino, come tutti gli eroi romantici sempre in bilico fra il poeta sognatore e il babbeo integrale

La Stampa, 10/06/2010 (www3.lastampa.it)

 


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