Ti trovi qui:

Home

News

24/04/2010

Com' e' giovane questo Don Giovanni. Perfetto equilibrio nell' opera mozartiana è il Verdi delle certezze

Il Mattino, 24/04/2009

Perfetto equilibrio nell’opera mozartiana è il Verdi delle certezze

Molti titoli d'opera sono a rischio di overdose. "Don Giovanni" no. Come in certi film di Totò, visti e rivisti mille volte, c'è sempre la possibilità di riscoprire un dettaglio, una battuta, una frase, un passaggio affascinante sfuggito o, semplicemente, sottovalutato in precedenza.

Sta al direttore, al regista, ai cantanti tenere alte le chances di sorpresa, ma in generale è sempre lodevole la scelta di puntare sul capolavoro mozartiano da parte dei teatri. Non fosse altro per il coraggio che sottintende in termini di definizione di cast e di confronto scabroso con tanti allestimenti illustri. Il "Verdi" di Salerno sceglie un nuovo Don Giovanni, appunto, per inaugurare la sua stagione, ambiziosa sul versante lirico e più ancora su quello concertistico, illuminata da stelle come Juan Diego Florez, Valery Gergiev, Julia Fischer, Marcelo Alvarez, Roberto Bolle e Franco Zeffirelli.

Su tutti domina incontrastato Daniel Oren, direttore artistico, presenza assidua e catalizzante del cartellone. Il primo podio della stagione, però, spetta a Frédéric Chaslin, parigino cresciuto all'ombra imponente di Barenboim e Boulez. La sua lettura mozartiana, al debutto di mercoledì scorso, si fa apprezzare per un sostanziale rigore sinfonico e per l'attitudine ad assecondare l'azione teatrale ed il canto senza affanni speciali. Il che non è poco e vale a porre in subordine qualche attacco meno levigato e l'assenza, magari, di tratto brillante pur nel ricorso a tempi per quanto possibili agili. Come a dire: molto si potrebbe ancora ricavare in una partitura del genere, ma quello che esibisce Chaslin è credibile e finalizzato a ricavare il meglio da una compagine volenterosa come la Filarmonica Salernitana, puntuale nelle prime parti (citiamo almeno il violoncello) e compatta al di là di un suono non sempre imponente. La sensazione, per vari tratti, è di trovarsi di fronte ad uno spettacolo giovane. Come è giovane il cast a cominciare dal ruolo titolo, affidato ad un Markus Werba dotato di gran classe, di mezze voci galanti e di una musicalità capaci di connotare l'eroe libertino in senso meno convenzionale. Molto bene per verve e chiarezza di fraseggio il Leporello di Lorenzo Regazzo, convincente sul piano drammatico ed espressivo la Donna Anna di Tamar Iveri, puliti il Commendatore di Marco Spotti e la Zerlina di Barbara Bargnesi. Non immuni da casuali intemperanze le altre voci: Francisco Corujo (Don Ottavio), Maria Luigia Borsi (Elvira), Gezim Myshketa (Masetto).

Tutti si muovono con garbo nella regia di Giancarlo Del Monaco (accorso in tempi da record a sostituire Hugo de Ana, curando anche scene e costumi), che sfrutta l'essenzialità delle quinte del teatro, pochi elementi scenici e giochi di luce - specie quello del finale secondo - molto efficaci (di Wolfgang von Zoubek). Solo la scelta di sfalsare l'azione su più piani penalizza, in qualche caso, le voci portate sullo sfondo, lasciando al direttore d'orchestra l'onere di tarare gli equilibri sonori. Ma l'insieme regge, ed il successo finale, che accomuna anche il Coro diretto da Luigi Petrozziello, è caloroso. Si replica stasera e domenica.
Stefano Valanzuolo

Il Mattino, 24/04/2009

 


teatro