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20/09/2010

Roméo et Juliette in salsa operettistica

Positano news, 20/09/2010

Mercoledì alle ore 21 al teatro Verdi, l’attesa prima dell’opera di Charles Gounod, la cui musica poco lega con il dramma shakespeariano. L’allestimento del massimo cittadino sarà firmato dal regista Riccardo Canessa, mentre gli interpreti tra cui Jessica Pratt, Saimir Pirgu, Denis Sedov e Markus Werba saranno diretti da Daniel Oren

“Qui è molto impegnato l’odio, ma più ancora l’amore. E allora, o amore scontroso, o amorevole odio!” E’ in questo ossimoro racchiusa l’essenza della tragedia shakespeariana di Romeo e Giulietta che mercoledì 22 sera, alle ore 21, vedremo in veste musicale, al teatro Verdi, firmata da Charles Gounod. I cinque atti del “Romèo et Juliette”, che il duo Barbier e Carré ricavò dall’omonimo dramma del genio inglese, non risultano, però che una squallida rievocazione dei famosi episodi veronesi, conditi dal festoso principio alla tragica fine degli amanti, con una insapore salsa più operettistica che melodrammatica. Gracile è la musica, che andrà ad eseguire l’Orchestra Filarmonica Salernitana diretta da Daniel Oren, decisamente al di sotto per inventiva, aderenza drammatica e originalità melodica, agli stessi mediocri spartiti di Meyerbeer e di Auber, Nicolai e Glodmark, Spohr, Thomas e fratelli Ricci, ch’erano i più familiari e sentimentalistici autori del tempo. Per molti aspetti, anzi, la musica è avvicinabile a certe pagine di Suppè e Offenbach, a loro volta imperanti, dopo la metà dell’Ottocento, sulle scene parigine, e non è escluso che il prepotere di questi ultimi, in quel giro d’anni, abbia influenzato l’animo di Gounod, sino a indurlo a offrire una scialba e deformante veste musicale alla storia d’amore dei Capuleti e Montecchi, fino a dettargli un’opera che tanto nella illogica successione dei quadri scenici, quanto nel commento musicale inadeguato e superficiale, presenta a volte l’aspetto di una sentimentalistica parodia. Siamo nel 1867, e, a parte i precedenti infelici tentativi di comporre melodrammi sullo stesso soggetto, dovuti a Bellini, Benda, Rumling, Dalayrac, Steibelt, Vaccai, Zingarelli e Marchetti, non bisogna dimenticare che gli autori della “Norma” e della “Lucia di Lammermoor” erano scomparsi da un pezzo, che la “Traviata” contava già quattordici anni di vita e che il “Tristan und Isolde” era già stato rappresentato a Monaco. Lo stesso Gounod aveva, tra l’altro, scritto alcune pagine immortali nel Faust, apparso nove anni prima. Ora in “Roméo et Juliette” si trovano, è vero, poco frequenti le concessioni al facile gusto della vocalità per se stante e l’ideale artistico si può sottendere costantemente elevato, ma il materiale tematico appare snervato e incolore, la scelta dei mezzi elementare, mentre l’istinto teatrale di Gounod sembra unicamente convergere nei frequenti duetti vocali, costruiti con abbondanza di note ribattute, con semplicità scarna di motivi che si ripetono in forma rigidamente strofica e uniformemente armonizzata. Lo stato d’animo degli amanti trova qualche accento di verità nel robusto duetto del quarto atto ed in alcuni commenti strumentali, come quello del sonno di Giulietta. La partitura di Roméo et Juliette, che verrà affrontata domani sera da Daniel Oren, per la regia di Riccardo Canessa, contempla numerosi ruoli vocali solistici, per quanto in effetti largamente destinati a comprimari: soltanto i due eroi eponimi agiscono come protagonisti in senso stretto. A Roméo e Juliette non è contrapposto un autentico antagonista, poiché dal punto di vista drammaturgico il vilain non è un singolo personaggio, ma l’insieme dei membri delle due famiglie in conflitto: situazione questa che di per sé costituisce un tratto originale nel panorama dell’opera ottocentesca. La parte di Juliette è destinata ad un soprano lirico-leggero, in considerazione dell’estensione Re 3-Re5 e dell’agilità richiesta per la corretta esecuzione della celebre ariette nell’atto primo («Je veux vivre dans le rêve») e che per l’occasione sarà Jessica Pratt  Anche Roméo richiede una voce lirica di tessitura piuttosto acuta (la voce è estesa al Si3 e la tessitura non viene particolarmente impegnata nella regione grave), ma il personaggio si esprime frequentemente in toni nobilmente eroici, con ampie frasi ascendenti che esigono un timbro rotondo per quanto associato a morbidezza e facilità di emissione nel registro acuto, per il quale Daniel Oren si è affidato a Saimir Pirgu. Ai personaggi di Mercutio e Stéphano è riservato uno spicco vocale tutto sommato sproporzionato al peso drammatico dei rispettivi ruoli, in ragione del fatto che sono loro assegnati due importanti momenti solistici. Al baritono che interpreta Mercurio, Markus Werba, è richiesta una voce contenuta in un’estensione tutto sommato limitata, che non scende mai nelle regioni gravi della tessitura. Non particolarmente impegnativa sul piano strettamente vocale, la sua parte esige tuttavia un cantante in grado di restituire con leggerezza ed eleganza la Ballade de la reine Mab. Di definizione più enigmatica la parte di Stéphano: l’estensione (Fa-Do5) e le agilità della parte possono far pensare a un soprano lirico-leggero. Ma nella sua chanson la voce, che sarà quella di Francesca Franci, si muove nell’ambito dell’ottava Fa3-Fa4 toccando solo in cadenza l’estremo acuto. Più importanti dal punto di vista drammaturgico, per quanto non gratificati di un’occasione di esibizione vocale altrettanto vistosa, sono i personaggi di padre Laurent e di Capulet. Si tratta di due voci di basso di differente caratterizzazione. Quella di Laurent, Denis Sedov,(Sol1-Mi3) è la classica voce di basso profondo, tradizionalmente associata al ruolo sacerdotale; a Capulet, Simone Alberghino, è richiesta invece una voce più acuta di estensione e soprattutto di registro. A completare il cast Gertrude, Milena Josipovic, Tybalt, Enzo Peroni, e di Benvolio, il nostro Francesco Pittari,  Pâris, Angelo Nardinocchi,  Grégorio, Marco Camastra, e il duca di Verona Carlo Striuli. Attesa anche per il coro del teatro diretto da Luigi Petrozziello l’ Orchestra Filarmonica Salernitana, che conterà nel suo abituale organico, oltre a due arpe e l’organo, anche uno strumento particolare: tra gli ottoni, infatti, dovrà elevarsi il suono della cornetta, strumento, appartenente ai flicorni, dal timbro molto particolare, dalla dolce cantabilità e felicissima agilità, regina delle formazioni bandistiche e strumento con cui iniziò Louis Armstrong, a fianco di Joe “King” Oliver.

Olga Chieffi

Positano news, 20/09/2010 www.positanonews.it

 


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