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15/04/2011

A Salerno un teatro modello

Enrico Stinchelli blog

Il teatro Verdi di Salerno è la più piacevole sorpresa che possa oggi riservare l'Italia musicale. A 30 km da Napoli, che contiene in sé oltre ai problemi di immondizia che tutto il mondo ormai conosce anche il prezioso San Carlo ridotto a una larva di sé stesso, Salerno risponde con un meccanismo virtuoso che assomma le migliori condizioni per far funzionare un teatro d'Opera: poca spesa, massima efficienza, ottima scelta dei titoli e dei cast artistici.

Merito del direttore artistico Daniel Oren e del suo factotum, Antonio Marzullo, e di tutto lo staff di un teatro agilissimo e professionale, che si muove senza sprechi e senza troppe chiacchiere. Un teatro modello.
Reduce dai “Puritani” di Bellini , opera-spauracchio per qualsiasi Fondazione grande o piccola che sia, devo dire di aver respirato nuovamente l'aria del Teatro come dovrebbe sempre essere. Il primo plauso all'Orchestra e al Coro del Teatro Verdi, che mi ha impressionato per la precisione e la qualità: attacchi puliti, strumenti intonati (soprattutto la sezione degli ottoni, impegnatissima in quest'opera) , impatto vocale del Coro notevolissimo , con risultati davvero eccellenti in tutte le sezioni. Si sente che hanno provato ma soprattutto hanno provato bene!

Sul podio Yoram David, che ha aperto molti tagli e ha impresso alla partitura un andamento serrato ma mai soffocando le voci, anzi, seguendo il canto di ogni protagonista con amorevole attenzione.
Arturo, parte acutissima scritta per Rubini, è Celso Albelo, ormai affermatosi come un magnifico tenore belcantista. Il suo modello è Alfredo Kraus e il suo canto è un canto che pensa, come Kraus, ai suoni alti, in maschera. Questa emissione gli consente di controllare il suono in ogni passaggio, anche il più ostico, e di salire vittoriosamente ad acuti e sopracuti, compreso il temibile fa  che Albelo esegue con voce appoggiatissima e miracolosamente omogenea. Nonostante un grave lutto subìto nei giorni che hanno preceduto la Prima, costringendolo a partire per le natìe Canarie e saltando la prova generale., Albelo ha dato prova di essere bravo due volte e merita un elogio a parte per questo.
Il soprano Jessica Pratt, formatasi alla scuola di Renata Scotto, ha sfoggiato una emissione delicata e agilissima, superando indenne tutti gli ostacoli tecnici e pirotecnici di cui è disseminata la parte di Elvira, con il culmine nella scena della Pazzìa e nel grande duetto del III atto.

Nobile e morbido è apparso il baritono Gabriele Viviani, molto elegante nell'aria di sortita “Ah, per sempre io ti perdei” e incisivo nei passaggi veementi, sia nel duello col tenore sia nel duetto con il basso. Un bellissimo timbro e un artista completo. Consiglierei in futuro di affrontare la parte acuta della sua gamma con meno timor panico e quindi meno spinta: ma credo sia una questione di esperienza e di sicurezza in sé stesso.

Lorenzo Regazzo è stato un Sir Giorgio di grande autorevolezza, attento al fraseggio e di perfetta dizione, applauditissimo nel duetto “Suoni la tromba” assieme al baritono.

Una menzione a parte per la affascinante Enrichetta di Francesca Franci e per le tonanti frasi cantate da par suo da Angelo Nardinocchi.

La regìa, nella più assoluta e didascalica tradizione, era di Riccardo Canessa che si è limitato a narrare la vicenda senza soverchie idee o strampalate soluzioni (cui purtroppo siamo abituati a vedere). Un po' troppo statico il Coro, ma considerando il grande impegno vocale e i limitati spazi del palcoscenico, la resa è stata più che funzionale.

Un enorme e  meritatissimo  successo per tutti.

15/04/2011 www.enricostinchelli.it 

 


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