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10/05/2011

Giacchieri, specialista in Verdi. "Ecco la mia Spagna medievale"

la Repubblica, 5/10/2011

Sul podio Daniel Oren, due le repliche: venerdì e domenica "Tenere il passo con la genialità dell'autore è una scommessa che ogni uomo di teatro dovrebbe fare. Il segreto dell'Opera è nelle mani dei suoi artigiani"

"Chiaro, immediato, filologico. Il mio Trovatore si muoverà tra velocità e sospensione, astrazione e passione". Renzo Giacchieri è un uomo di teatro speciale: laurea in lettere con una tesi su Wagner, dirigente della Rai, sovrintendente in varie fondazioni liriche italiane, docente al Conservatorio di Santa Cecilia, presidente e poi commissario straordinario dell'Ente Teatro Italiano ma soprattutto regista sapiente e interprete sensibile di un mondo, quello del melodramma, sempre guardato con rispetto per la tradizione e attenzione alle evoluzioni del linguaggio.

Classe 1938, il regista romano firma il nuovo allestimento di "Il trovatore" di Giuseppe Verdi, che con "Rigoletto" e "La traviata" compone la celeberrima trilogia popolare del genio di Busseto e che stasera (alle 21, repliche venerdì 7 alla stessa ora e domenica 9 alle 18.30) debutta al Verdi di Salerno. Sul podio Daniel Oren a guidare le compagini stabili, l'Orchestra Filarmonica Salernitana Giuseppe Verdi e il Coro, preparato come di consueto da Luigi Petrozziello. Nel cast Paolo Gavanelli (Conte di Luna), Marcello Giordani (Manrico), Maria Giovanna Agresta (Leonora), Dolora Zajick (Azucena).

Renzo Giacchieri, per l'occasione autore anche del disegno luci, è uno specialista di titoli verdiani (nella sua carriera ha già indagato nelle pieghe di "Nabucco", "Macbeth" e "Aida") ma è la prima volta che si imbatte nell'opera che Verdi scrisse per Roma, su adattamento librettistico di Salvatore Cammarano del dramma "El trovador" di Garcia Gutiérrez, completato da Bardare a causa della morte del poeta napoletano, e che esprime tutta la nostagia di Verdi per un mondo drammatico di vecchio stampo, e tutta la sua capacità di mantenerne intatti i contenuti impiegando una formula narrativa molto originale: assenza di azioni reali, trama ricostruita con i racconti dei personaggi.

"Ho pensato ad una Spagna medievale e notturna", spiega Giacchieri. "Senza stravolgimenti, che rispetti lo spirito e il gusto dell'epoca in cui l'opera è stata creata. Complesso e contemporaneamente lineare, questo lavoro si dipana tra continui cambi di scene e situazioni, che lasciano lo spettatore con fiato sospeso tra l'incombenza di un ritmo incalzante e la forza vibrante delle passioni. Solo riuscire a tenere il passo con la genialità di Verdi è una scommessa con cui si deve confrontare ogni uomo di teatro".
Artista, amministratore, una continua ricerca di un punto di incontro tra culture e sensibilità. "L'esperienza dirigenziale - conclude Giacchieri - mi ha tolto la sfacciataggine del regista che spesso non riesce a far meno di nulla. Il palcoscenico invece è il cibo dell'anima, mi ricorda che il segreto dell'Opera è nelle mani dei suoi artigiani. Ho sempre davanti a me l'immagine del teatro barocco, che si trasformava sotto gli occhi dello spettatore. Un accavallarsi di trasparenze che spazzano via di colpo tutta la polvere che si è depositata tra le tavole nel tempo".

Laura Valente
 

la Repubblica, 5/10/2011 www.repubblica.it/

 


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