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28/09/2011

Al Verdi di Salerno "Il Trovatore"

Positano news, 28/09/2011

Tutti i colori della passione vibrano nel capolavoro verdiano “Il Trovatore”, che debutterà presso il Teatro Verdi di Salerno per la regia di Renzo Giacchieri il 5 ottobre alle ore 21. L’opera, che si avvarrà della direzione del Maestro Daniel Oren, sarà replicata il 7 ottobre alle 21 e il 9 ottobre alle 18.30. Sarà Maria Giovanna Agresta a interpretare il ruolo di Leonora, mentre Paolo Gavanelli e Marcello Giordani vestiranno rispettivamente i panni del Conte di Luna e di Manrico. Dolora Zajick si cimenterà con una delle figure più complesse del mondo lirico, Azucena, e Ferrando avrà il volto di Carlo Striuli. Stefanna Kybalova sarà Ines, Enzo Peroni interpreterà Ruiz e ad Angelo Nardinocchi spetterà il ruolo di un vecchio zingaro. Il messo sarà impersonato da Francesco Pittari. Luigi Petrozziello sarà come di consueto il maestro del coro. Particolarmente attesa la prova dell’Agresta, che tra  i suoi numerosi impegni prenderà parte alla “Gemma di Vergy” al Teatro Donizetti di Bergamo, a “La Bohème” all’Arena di Verona, all’Opéra Bastille di Parigi, a Seattle e a Torino e a una nuova produzione de “Il Trovatore” al Wiener Festwochen diretta da Omer Meir Wellber. Ciò che colpisce nell’opera che Giacchieri ha definito “un intrigo visionario” è la lotta senza quartiere tra amore e sopraffazione, tra generosità ed egoismo, nel frapporsi di coordinate temporali che inchiodano i personaggi ai propri gesti. Il passato allunga di continuo le sue ombre sul presente, lo vampirizza in un gioco crudele di specchi: il Conte di Luna è persecutore come lo è stato suo padre, Azucena sente riflettersi nella sua carne il dramma della madre, lo stesso Manrico non è solo rivale, ma immagine scomoda con cui il Conte non può fare a meno di cimentarsi, dato che in lui si realizza ciò che all’aristocratico antagonista è sistematicamente precluso. Ecco allora che la maestosa solennità della musica rafforza la dimensione claustrofobica in cui le figure si ritrovano ad agire fino all’autodistruzione. Chi crede che la sensibilità romantica non abbia più nulla da dire allo spettatore moderno commette un grande errore: l’abnegazione con cui i protagonisti incarnano aspirazioni e cupi istinti è ancora oggi leggibile come realizzazione incondizionata dell’umanità contro le innumerevoli catene che stringono i nostri polsi.

Gemma Criscuoli

Positano news, 28/09/2011 www.positanonews.it

 


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