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10/06/2011

Intervista ad ANTONIO MARZULLO, dopo il TROVATORE

www.enricostinchelli.it, 6/10/2011

Il nostro segreto? Competenza, assenza di lacci burocratici, scelte oculate, risparmio e spirito di squadra? , così il direttore artistico del Teatro Verdi di Salerno, Antonio Marzullo, sintetizza le principali caratteristiche della gestione di un teatro che abbiamo più volte definito ?modello? e che rappresenta la più felice realtà artistica e organizzativa presente in Italia.

Lo abbiamo incontrato al termine di una incandescente esecuzione del ?Trovatore? di Verdi, diretta dal maestro Daniel Oren, con Marcello Giordani nel ruolo di Manrico, la giovane Maria Agresta come Leonora, il baritono Paolo Gavanelli come Conte di Luna e la spettacolare Dolora Zaijch come Azucena. La regìa affidata a Renzo Giacchieri e un trionfo al termine, con teatro esaurito ça va sans dire.

Il nostro Sindaco, De Luca, voleva l'eccellenza ? , prosegue Marzullo, ?pensando a un generale risanamento e abbellimento della città, quindi con il Teatro Verdi come fiore all'occhiello. Il Ministero ci dà una miseria per otto titoli in cartellone, 150.000 E! Una vergogna..lo dico a voce alta. Abbiamo un budget complessivo di tre milioni di Euro, che per noi è una cifra enorme ma che in qualsiasi fondazione italiana copre , forse, una o due produzioni al massimo. Eppure, da noi i cantanti vengono volentieri e ,anzi, chiedono loro stessi di essere scritturati: attratti da una parte dal carisma del grande Oren, il più grande concertatore d'Opera oggi, dall'altra parte contenti di partecipare a spettacoli eleganti, rispettosi della drammaturgìa e della grande tradizione italiana, con prove calibrate e non esagerate, in un clima festoso, sereno, tra amici.?

Maestro Marzullo, lei ha suonato in orchestra, è importante essere un musicista per svolgere bene questo lavoro?

E' essenziale. Ho suonato per 25 anni , insegno al Conservatorio, ho un rapporto privilegiato con i professori sia dell'orchestra che del Coro. Certo, non mancano le discussioni, anche le liti ma sempre nel rispetto reciproco e parlando la stessa lingua. Io non capisco come facciano altri direttori artistici , totalmente privi di titoli e competenze musicali...per me è un mistero."

Infatti ne vediamo i risultati...Non possiamo certo definire ?teatri modello? le fondazioni anche più prestigiose.

Guardi, le dico che non ce n'è uno...dico uno solo al posto giusto in Italia. Io giro molto, assisto a spettacoli sia in Italia che all'estero. L'altra sera ero all'Elektra a Roma...desolante. Un teatro mezzo vuoto, ridotto a succursale di Salisburgo, con costi altissimi, un personale debordante, bilancio sempre a rischio e sovvenzioni altissime. Non è quello il modo di gestire un teatro. Noi cerchiamo a Salerno di dare spazio ai giovani, cantanti, registi... Abbiamo lanciato Celso Albelo, Jessica Pratt, ora la Agresta , che è stata subito presa alla Scala per il prossimo Don Giovanni. Avremo la Norma di Lucrecia Garçia, una vocalità splendida, e al tempo stesso alcuni dei migliori cantanti oggi al mondo: Giordani, la Zaijch, la Serafin, Alvarez, Gazale, la Casolla in Cavalleria rusticana. Persino Jonas Kaufmann e Anna Netrebko hanno accettato con entusiasmo di esibirsi a Salerno in due recitals. E' un lavoro paziente il nostro ma anche realizzato con tenacia e amore. Abbiamo il grande vantaggio di avere Daniel Oren come polo d'attrazione: ogni artista ha voglia di lavorare con lui, perchè ne conosce il valore assoluto e la forza d'interprete.?

E il fuoco del "Trovatore" è puntualmente divampato dalla buca del Verdi, ieri sera: Oren segue un ritmo serrato, vibrante, narrativo ma apre oasi liriche non appena la melodia verdiana vola, ora nelle grandi arie, ora nelle frasi topiche dei concertati , seguendo il canto e chiedendo agli interpreti le nuances di cui Verdi ha riempito la sua partitura.

Il cast segue questo tracciato e così assistiamo ad alcuni piccoli miracoli: il baritono Paolo Gavanelli, che conoscevamo come classico ?vilain? , piuttosto tonitruante e torvo, riesce incredibilmente a cantare a mezzavoce (e Dio solo sa quanto è difficile) l'aria "Il balen del suo sorriso" e molti altri passaggi analoghi della sua parte: una prodezza che riscatta quasi tutte le mende del suo canto, incline all'accento morchioso e ad acuti più grossi che squillanti. Ugualmente sorprendente il basso Striuli, che come Ferrando supera ogni ostacolo con autorevolezza e smalto da grande interprete. 

 www.enricostinchelli.it  6/10/2011

 


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