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12/07/2011

Teatro Verdi: Norma

Opera click, 7/12/2011

Un tema ricorrente nelle fantasie di autori che si ispirano al mondo teatrale, è l?improvviso venir meno del protagonista di uno spettacolo, e l?insperato arrivo di un "outsider" a salvare una situazione drammatica che si trasforma in un radioso successo. Qualcosa di simile è accaduto a Salerno lo scorso 2 dicembre per la seconda rappresentazione di Norma.
La sacerdotessa druidica doveva essere impersonata da Lucrezia Garcia (infatti le immagini della nostra Fotogallery sono con lei) ma per motivi di salute il soprano venezuelano ha dovuto cancellare la recita. Non è certo facile trovare in tempi stretti una sostituzione per un ruolo così gigantesco, ma per fortuna, come è stato annunciato prima dello spettacolo, la salernitana (anzi, di Vallo della Lucania, meglio non sfidare mai l?orgoglio di campanile?) Maria Agresta ha accettato generosamente, arrivando da Milano dove stava provando il Don Giovanni scaligero.
C?è da intendersi: con la Agresta non si parla di un?outsider, ma di una cantante pienamente in carriera, che in pochi anni sta raccogliendo grandi elogi. Ugualmente, c?è da ammirarla per essersi prestata a salvare il Teatro salernitano da una situazione imbarazzante, e soprattutto per l?avere saputo inserirsi da vera protagonista, in tempi brevissimi, in una produzione e in un contesto musicale per lei estranei.
All?inizio il nervosismo era nell?aria, e nonostante un?evidente ed indispensabile intesa con Oren, un comportamento prudente e una palese cautela sono stati più che comprensibili, così come vanno menzionati un paio di attacchi anticipati. Poi, man mano che l?opera è proseguita - soprattutto nel secondo atto - la Agresta si è "sciolta" abbandonandosi al suo personaggio, in modo sempre più coinvolgente e trovando accenti ed un?espressività sempre più incisivi. Quella che va posta in evidenza è l'autorevolezza con cui nonostante la situazione, l'artista ha eseguito la parte: la sua non è stata una Norma "al risparmio", ma al contrario, ha esibito una varietà di begli effetti vocali, da mezze voci e smorzature efficaci e pertinenti, ad attacchi sempre precisi e acuti sempre ben presi, fino ad un?ottima articolazione drammatica nei recitativi.
Se certe definizioni sono ancora valide, la voce della cantante si inscrive in quella tradizione "italiana", di cui sembrava essersi persa un po? traccia, per la sua calda pienezza di soprano lirico, e per l?ottima tecnica di emissione, ben salda e sempre sul fiato, e perciò in grado di eseguire al meglio anche tutti i preziosismi di cui si è detto.
L?annoso problema del giusto rapporto vocale fra le protagoniste di quest?opera, ha trovato nella serata salernitana una soluzione ideale: Sonia Ganassi era anch?essa in gran forma, e ha dimostrato di essere un?Adalgisa ideale. La parte di Adalgisa le si adatta perfettamente, e il mezzosoprano l?ha resa con una linea vocale irreprensibile, dal timbro morbido ed omogeneo. Più di tutti gli altri, la cantante è parsa entrare perfettamente nel suo personaggio, sia scenicamente che dal punto di vista musicale. Ha colpito, quindi, l?espressività misurata ma sempre commovente, il sapere comunicare i diversi stati d?animo anche solo con un minimo gesto o uno sguardo. Parlando della prestazione vocale, poi, la Ganassi ha dimostrato di essere a suo agio in tutta la tessitura, cantando con grande varietà di toni e di accenti, e con toccante immedesimazione. Una grande Adalgisa, con dignità di vera protagonista.
Oltre la sostituzione della Garcia, prima della rappresentazione è stato annunciato anche che Roberto Aronica, avrebbe cantato Pollione nonostante fosse colpito da influenza. Questo dovrebbe fare sospendere parzialmente il giudizio, ma è giusto registrare che il cantante non si è risparmiato e ha superato onorevolmente la prova, cantando con trasporto e senza troppe incertezze già da Meco all'altar di Venere, ben unendosi poi alle due eroine nei numeri d'insieme.
Più monolitico dal punto di vista espressivo Carlo Striuli, che ha dato ad Oroveso la sua vocalità imponente e che comunque ha trovato accenti più dolenti ed appropriati nel finale.
Ben in parte Francesca Franci, una tenera Clotilde, e Enzo Peroni (Flavio).
Il Coro del Teatro ha offerto una buona prova sotto la guida sicura di Luigi Petrozziello, ma gli artisti dovrebbero ormai, con tanti anni di esperienza, mostrare più disinvoltura nei movimenti scenici.
L?orchestra del Teatro ha dimostrato un?altra volta la sua professionalità e il suo impegno. Daniel Oren merita un plauso per avere assicurato una concertazione di tutto rispetto con una protagonista arrivata all?ultimo momento dimostrando professionalità indiscutibile, mettendosi al servizio del palcoscenico senza personali protagonismi. In questa ottica  vanno inquadrati certi improvvisi rallentamenti, mentre per il resto la direzione è stata spedita e scorrevole più che particolarmente ispirata. Quello che ha tolto ogni magia alla serata sono stati i numerosi tagli, praticamente tutti quelli della (cattiva) tradizione, da tutte le ripetizioni delle cabalette (tranne, chissà perché Sì, fino all?ore estreme), al finale primo, alla coda del coro Guerra, guerra.
La regia di Francesco Torrigiani non ha colpito l'attenzione. Il regista avrebbe dovuto osare di più sulla recitazione invece di mantenere i cantanti fermi in scena anche nei momenti più ricchi di pathos. Senza atmosfera la scena, chiusa da tre pareti formate da assi di legno come un fortino, immagine richiamata esplicitamente nel programma di sala dal loro creatore Tommaso Lagattolla, e con pochi elementi vagamente esoterici (un grande cerchio in cui si inscrive la protagonista durante Casta diva). Lo stesso Lagattolla è stato creatore anche dei costumi ?sontuosamente barbarici?, come egli stesso li ha definiti.
Vivo successo e dopo le uscite, grandi abbracci fra i protagonisti, ben visibili attraverso il sipario trasparente.

Bruno Tredicine

Opera click, 7/12/2011 www.operaclick.com

 


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