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02/02/2012 - 05/02/2012

Le allegri comari di Windsor

dal 2 al 5 febbraio 2012

da giovedì 2 Febbraio a sabato 4 Febbraio (ore 21)
e domenica 5 Febbraio (ore 18.30)

Teatro Eliseo
Leo Gullotta
in
LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR
di  William Shakeaspeare
traduzione e adattamento di Fabio Grossi e Simonetta Traversetti
con  Alessandro Baldinotti, Paolo Lorimer,
       Mirella Mazzeranghi, Fabio Pasquini
e con Rita Abela, Fabrizio Amicucci, Valentina Gristina
e Cristina Capodicasa, Gerardo Fiorenzano, Gennaro Iaccarino, Federico Mancini, Giampiero Mannoni, Sante Paolacci, Sergio Petrella, Vincenzo Versari

scene e costumi Luigi Perego
musiche Germano Mazzocchetti   
coreografie Monica Codena
luci Valerio Tiberi
regista assistente Mimmo Verdesca

regia Fabio Grossi


Fu per volontà della regina Elisabetta I, che il bardo riesumò Sir John Falstaff,  fatto morire nella sua precedente opera, l'Enrico V. Nacque così Le allegre comari di Windsor.
La smania della regina derivava da un suo divertito "invaghimento" per la poderosa figura comica di Falstaff, invaghimento che le istillò il desiderio di vederlo  in un altro dramma e, per di più, innamorato. Sicché, per non venir meno al dictat dell?imperiosa sovrana, Shakespeare non solo avrebbe  "resuscitato" Falstaff, moderno espediente da soap-opera, ma anche escogitato l'intreccio narrativo delle Allegre Comari.
La vicenda è stata collocata in un tempo immediatamente precedente alla morte del cavaliere.
Protagonista è Sir John, con le sue esuberanti smargiassate da guascone, la sua sovrabbondante figura, la sua pletorica simpatia cialtrona, il suo amore per la crapula e il bicchiere, la sua irresistibile ed endemica disonestà, viziosa e bonaria.
La commedia racconta di una società che vive sotto l'occhio della corte, dove il dileggio reciproco tra i componenti della comunità funge da quotidiano passatempo. La protervia della condizione di nascita e dello svolgersi dei fatti della vita di ognuno è il presupposto dominante.
Rispettando appieno la struttura voluta e pensata da Shakespeare, proponendo allo spettatore, in luogo dei cinque atti,  i più canonici e moderni due più intervallo, si lascerà indubbia la correlazione ai Nostri tempi e alle Nostre vicende sociali, sottolineando qua e là lo scherzo, acre e cattivo, denominante una società che, pedissequamente, ripete i suoi stilemi nei confronti di chi viene considerato un diverso, sia per aspetto sia per attitudini o usi.

 


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