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26/03/2012

Il fu Mattia Pascal

dal 29 marzo al primo aprile

Teatro Municipale "Giuseppe Verdi" di Salerno
chiusura della stagione di prosa

da giovedì 29 Marzo a sabato 31 Marzo (ore 21) 
e domenica 1 Aprile (ore 18.30)


Tato Russo
in
IL FU MATTIA PASCAL
versione teatrale di Tato Russo dal romanzo di Luigi Pirandello

con Katia Terlizzi e Renato De Rienzo

scene Tony Di Ronza, costumi Giusi Giustino, musiche Alessio Vlad

regia di Tato Russo

?Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de' miei amici o conoscenti dimostrava d'aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo: - Io mi chiamo Mattia Pascal.?
Ma cosa corrisponde ad un semplice nome proprio? E? questa la domanda alla quale intende rispondere il protagonista del romanzo di Pirandello, che così inizia il suo viaggio attraverso i vari modi d?apparire di se stesso a se stesso e agli altri. Il viaggio tra gli intrighi di una vita moltiplicata, forse all?infinito, che ci impedisce, tra convenzioni e compromessi, di capire chi siamo veramente. Alla ricerca dell? ES, dell?altra parte di sé o della propria vera identità.
Morire per vivere una vita diversa. Ritrovare, attraverso mille morti, la propria unica ragione d?esistere. Scoprire la propria vera identità al di là delle convenzioni che ci hanno formato. Insomma, viaggiare a ritroso dei sé o dei risultati di sé, abbandonando la scorza delle apparenze per tentare una scoperta definitiva del proprio io.
Questo il viaggio di Mattia Pascal, nell?abisso della contraddizione tra essere e apparire.
La riduzione in commedia tralascia la tecnica della narrazione propria del romanzo e trasferisce ad una dimensione teatrale il racconto.
Liberandosi dalla pesantezza d?una proposta troppo vincolata alla struttura letteraria, Tato Russo fa propria la materia del testo per riscriverla in commedia nello stesso linguaggio drammaturgico che sarebbe stato di Pirandello nello sforzo, palese e riuscito, di una costruzione per il teatro.
Mattia Pascal è Tato Russo, nel doppio ruolo di Mattia Pascal e di Adriano Meis, ma anche gli altri personaggi che concorrono alla sua vicenda, si rincorrono nella storia, interpretata così dagli stessi attori in identità e ruoli diversi; quasi a scegliere di non chiarire affatto, nello spettro delle rassomiglianze, la distinzione tra i vari aspetti della realtà. Mattia e i suoi coinquilini della storia muoiono tutti per rincontrarsi, identici, nella storia di Adriano Meis e poi rivivere in quella nuova di Pascal.

Ho ridotto per la scena molti romanzi.
Più d?ogni altro, Il Mattia Pascal mi ha imposto un ritmo forsennato di rifacimenti e rielaborazioni.
Un Pirandello troppo giovane, che in sé covava il germe di tutto quello che sarebbe stato, non era facile da ridurre a un tutt?uno omogeneo.
Nel romanzo si rincorrono e si agitano, infatti, tutti i temi che saranno svolti con coerenza acquisita negli anni successivi e che formeranno poi la poetica costante del teatro pirandelliano. Si sommano le esperienze giovanili legate al mondo siciliano, con le indagini piccolo-borghesi dei vari giuochi delle parti, per sovrapporsi poi alle tematiche del mito e alle intuizioni parafilosofiche dell?età di mezzo. Tutto, però, con approssimazione e, quasi come in una sorta di work in progress, di Pirandello in fieri.
L?idea registica, tuttavia, ha concorso a tracciare la strada, ha favorito il percorso drammaturgico e ha dato unità di stile e di intenti alla messinscena.
Ho immaginato un gran luogo dei ricordi, uno spazio vuoto di memoria, una perenne evocazione di fantasmi, un sorgere di anime vaganti che man mano prendevano i colori dei personaggi e degli interpreti.
Per sottrazione, brandelli di memoria sono stati portati via come frammenti di esistenza lontana. E con mia sorpresa sono rimasto incantato da come la stessa impostazione scelta per il racconto drammatico svolgesse, dall?interno delle sue ragioni, la sua strada naturale.
Se la regia è e deve essere un progetto organizzativo di parole pensieri e opere, di uomini e tecniche di comunicazione, mi è parso questa volta che uno spirito guida aleggiasse sulle soluzioni e sulle suggestioni volta per volta ricreate.
I fantasmi del racconto si sono incontrati certamente con i fantasmi del teatro e gli attori hanno incominciato a viaggiare con grande naturalezza tra personaggi e maschere.
Non mi resta da spiegare altro. Spero che l?intuizione, che è alla base della regia e della riscrittura, sia colta come un dato non mistificatorio ma perfettamente aderente alla realtà del racconto.
Tato Russo

 

 


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