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27/12/2012

L´Aida di Amonasro e Ramfis

Positano new, 27/12/2012

Tentativo generoso dell'allestimento dell'opera verdiana firmato da Riccardo Canessa, con l'orchestra e il coro diretti da Daniel Oren in grande spolvero, unitamente ai due bassi

Dalla prima di questa natalizia Aida, che ha concluso la stagione lirica 2012 del teatro Verdi di Salerno, siamo usciti pensando che forse due buoni bassi bastano per rappresentare uno dei titoli più famosi del cigno di Busseto. L?Aida salernitana ha avuto in Ambrogio Maestri, splendido Amonasro e in Carlo Striuli un sorprendente Ramfis, perfido capo dei sacerdoti, reduce dalle non brillanti prove dei precedenti titoli in cartellone, le due vere colonne su cui l?intero cast si è poi retto con una pur qualche efficacia. Se il tenore Carlo Ventre non è riuscito a ripetere la buona prova del 2009, proprio qui a Salerno, nelle vesti di Radamès, avendo perduto il suo elegante vibrato, che allora convinse l?intero esigente uditorio, si è lasciato scorrere addosso il personaggio, il ragazzo illuso dal cuore integro, interpretando con superficialità l?attesissima ?Celeste Aida?, nel primo atto, ma riprendendosi in particolare nel duetto finale, e il giovanissimo soprano nero, Kristin Lewis, che ha dato voce alla protagonista, ha esibito qualche buon numero, in particolare nelle mezze voci, affossate, però, da una emissione macchinosa e da una pronuncia incomprensibile, in particolare delle vocali, affiancata da una Amneris, Ekaterina Gubanova, dalla voce piccola, sufficientemente amministrata nel registro medio, ma in affanno in quello grave, su tutti ha brillato la stella di Ambrogio Maestri, un Amonasro al quale sono affidati i canti più difficili, evoluti, che alternano zone declamate, di rabbiosa o lamentosa perorazione a brevi inserti propriamente canori, unitamente a quella di Striuli, in serata di grazia, in particolare fuori scena ove si celebra il processo a Radamès. Riccardo Canessa, ha schizzato un paese dalla luce nitida, concreta, nella quale, tuttavia non sono improbabili i miraggi. Il regista ci ha proposto un Egitto da museo, attraverso obelischi e simboli, su di un  palcoscenico su cui ha giocato con la luce con le ombre, raffiguranti geroglifici e idoli, in modo evocativo e incantatorio, un fluttuare (tra poli, tra estremi) che è simbolico: chi è in via d?apprendere o di nascere ad una vita seconda, come Radamès e Aida deve avere molto a che fare con l?elemento fluido, che è anche il grande Nilo, con l?instabile, col fluttuare, col symbolon, oscillante, mirante, ammirante. L?arrivo di Radames vincitore, il corteo in perfetta misura con le casse del teatro, la marcia trionfale con le trombe lucenti nella foggia e nel suono, il terzo atto con i mirabili fiati della Filarmonica Salernitana che si sono mossi sulle cadenze d?una sconosciuta Africa molle ai sensi, vasta, profumata del balsamo delle sue foreste, avvolgendo perfettamente con i suoi colori mutevoli, grazie alla bacchetta di Daniel Oren, la notturna fantasticheria di un?Aida, che non è riuscita ad eguagliare la gamma espressiva, sensibile e commovente della formazione strumentale, la tomba, con le due voci che si arrampicano e subito ricadono, personaggi che sentiamo e vediamo, sono gli elementi di una esecuzione nel rispetto della raggiunta libertà di un?arte in cui Verdi ha unito senza porle in urto, né confonderle, le forme o le forze diverse della musica: l?orchestra, il canto e la declamazione. Ovazione per i ballerini Stefania Figliossi e in particolare per Giuseppe Picone, una vera e propria statua dorica in palcoscenico, al quale la coreografa Pina Testa ha affidato gli annunciati fouettes (solo cinque stavolta!) attorniati da otto giovani ballerine, divise tra intrapendenti schiavette etiopi e ancelle egiziane. Ottima prova del coro preparato da Luigi Petrozziello, a cui è stato tributato il meritato applauso, unitamente all?orchestra. Ultima replica con Claudio Sgura nei panni di Amonasro e Giovanna Casolla in quelli di Amneris, domani sera alle ore 21. Intanto voci di corridoio ci riferiscono della conferma di Daniel Oren quale direttore artistico del massimo cittadino, ben cinque titoli in cartellone con l?apertura probabilmente affidata al regista Lorenzo Amato e il ritorno di Riccardo Canessa, magari sul cocchio fatato di Cenerentola.
 
di Olga Chieffi
 
Positano new, 27/12/2012 www.positanonews.it/

 


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