Ti trovi qui:

Home

News

Canessa: «Alla Turandot mi legano tantissimi ricordi»

la Città, 6/04/2014

Martedì sera l?opera di Giacomo Puccini inaugura la stagione lirica al teatro Verdi di Salerno. Il regista napoletano: «Sono davvero affascinato dalla ricerca dei suoni etnici»

 

Ad inaugurare martedì la stagione lirica salernitana 2014 è Turandot, ultima opera di Puccini che rappresenta, sia sul piano drammaturgico che sul piano musicale, uno dei capolavori del compositore lucchese. Turandot rappresenta il lavoro più maturo e completo di tutta quanta la produzione di Puccini e, al contempo, può essere considerata come un vero e proprio "racconto" del percorso creativo del suo autore in quanto in essa si trovano fusi armoniosamente tutti i quattro elementi più tipici della sua poetica: l'elemento eroico quello lirico-sentimentale, l'elemento esotico e quello comico-grottesco. La regia dell?opera pucciniana è di Riccardo Canessa, artista partenopeo che da anni riscuote grandi successi in tutti i teatri più prestigiosi in Italia e all'estero.

A Salerno lavora fin dalla stagione 2007 ed è stato, solo per citarne alcune, molto apprezzato dal pubblico del Verdi negli allestimenti di " Pescatori di Perle", "Simon Boccanegra" e "Aida". E' la prima volta che cura la regia di Turandot a Salerno, dove, a sentire l'artista, grazie alle dimensioni ristrette del palcoscenico del Massimo, ha scoperto che già Puccini ed il librettista avevano immaginato di avvicinare il coro, qui rappresentato dal popolo cinese, alla protagonista che ubbidisce al dettato delle leggi della sua gente, che la inciterà a sposare il principe straniero, allorquando quest'ultimo risolverà gli enigmi proposti e potrà così far salva la vita ed unirsi in matrimonio alla principessa.

Quando ha assistito per la prima volta della sua vita a Turandot?

«La prima volta ho assistito ad una Turandot allestita all?Arena Flegrea di Napoli dal Teatro S. Carlo negli anni '60. Ma già avevo un rapporto molto stretto con l'opera perché mia madre soleva usare la frase "Percuotete quei vili", che si trova in Turandot, quando voleva richiamare l'attenzione di mio padre per punire me e mio fratello quando in casa esageravamo nel giocare a pallone.Poi ricordo ancora che in casa avevamo delle vecchie incisioni della Callas, con le copertine antiche, molto stilizzate, con questa principessa esotica, con acconciatura orientale ed unghie lunghissime».

Maestro come ha affrontato la lettura scenica di quest?opera?

«Turandot, come tutte le opere di Puccini, è dotata intrinsecamente di una propria sceneggiatura precisa e puntuale che segue la musica e dalla quale si fa guidare. Molto frequentemente, nelle sue composizioni Puccini ha ideato le proporzioni musicali della drammaturgia, facendovi corrispondere anche una dimensione scenica, tanto che in ogni sua opera c'è sempre un momento speciale e grandioso in cui le ragioni dell'occhio instaurano un rapporto di scambio vicendevole con quelle dell'orecchio; Puccini era in grado di costruire una tessitura organica d'interazione fra la musica e la scena, indicando in alcuni casi anche i movimenti scenici. Uno degli aspetti più stimolanti di questa regia consiste proprio nel riuscire ad individuare una modalità di lettura che riesca ad enfatizzare quell'evidenza poetica già presente nell'opera, realizzata dall'armonia tra musica e gestualità .La regia è quella, penso che Turandot sia il primo " musical" della storia , perché abbiamo momenti eroici, poi andiamo quasi nell'opera buffa nella scena di Ping, Pang e Pong che usano un linguaggio forte per l'epoca,poi con la morte di Liù andiamo nel melodramma, Liù è la vera eroina».

Una musica possente che mantiene vive le suggestioni che quest'opera riesce ad evocare.

«Quello che mi affascina particolarmente della struttura musicale di Turandot è la ricerca dei suoni etnici. Un organico strumentale raffinato e variegato in cui compaiono strumenti e percussioni inconsueti ed orientaleggianti: tam tam, gong cinesi con nove altezze sonore, xilofono, celesta, ed altri ancora; tale bagaglio strumentale é in grado di evocare i colori di una Cina fiabesca e crudele, al di fuori di una precisa collocazione temporale».

Le scene ed i costumi come saranno?

«Classiche ed essenziali. Per quanto riguarda i costumi, l'aspetto sul quale abbiamo lavorato con particolare attenzione é rappresentato dalle acconciature».

Il suo rapporto con il Verdi è costante. Che opinione si è fatta del pubblico e della città?

«Il pubblico sta crescendo e diventa ogni anno più esigente, perché oramai abituato a grandi cast grazie al maestro Oren. Salerno, e lo dico da napoletano, è una città molto bella, piacevolissima, ben tenuta».

di Paola Primicerio
la Città, 6/04/2014

 


teatro