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05/10/2010

Il Barbiere pronto a volare a Bilbao e a Minorca

Il Mattino, 10/05/2010

Se Figaro avesse un volto, sarebbe il suo. Franco Vassallo, con la sua simpatia, la gioia di vivere, l'ronia sottile, il pensiero veloce, incarna magistralmente il «Barbiere», una sorta di simbiosi tra vita e scena che lo rende tra i più appetibili e richiesti interpreti nel ruolo del protagonista del capolavoro di Rossini in tutto il mondo. Una straordinaria, irripetibile occasione per il pubblico salernitano poter ascoltare la sua potente voce baritonale - si avverte straordinaria già da quel «la ra la ra» con cui preannuncia il suo ingresso in scena - ed ammirare la sue indiscusse capacità attoriali, affinate ancor di più dai «suggerimenti» registici di Lorenzo Amato. La "prima" del Barbiere di Siviglia, sabato sera al Verdi, è stata proprio un bel vedere ed un bel sentire, un successo in crescendo scandito da applausi nel corso della rappresentazione e consacrato dall'ovazione finale con il rituale rito del lancio di rose sul palcoscenico. D'altra parte la formula è quella giusta, un regista giovane per un cast di giovani che dà freschezza e vitalità ad un'opera già di per sè moderna con i suoi ritmi vertiginosi ed incalzanti. Daniel Oren, ancora una volta sul podio del Massimo salernitano di cui è il direttore artistico, ha avuto la consueta vista lunga. E, anche se il Barbiere, non è proprio tra i suoi amori, non ha resistito a metterlo in cartellone dopo aver letto, lo scorso anno, il progetto sottopostogli da Amato. Lo racconta, dietro le quinte, il regista, emozionato per gli attestati di stima raccolti a fine spettacolo. Per lui il maestro israeliano ha reclutato i migliori in campo, tutti under 40, tutti di gran livello qualitativo, pronti ad emozionarsi e ad emozionare con genuina spontaneità. Sfogliamo questo bouquet di voci. Se Franco Vassallo è l'esplosivo "factotum" del Barbiere, non è da meno il bravissimo tenore Francesco Meli, ventinove anni appena compiuti, già stella contesa dai "lirici internazionali", contratti già firmati fino al 2013, per averlo a Salerno il vice direttore artistico del Verdi, Antonio Marzullo, è volato al Covent Garden di Londra dove era in scena con il "Rigoletto". Il suo Conte d'Almaviva è finemente tratteggiato, soprattutto nei travestimenti in cui evidenzia con garbo l'aspetto satirico-grottesco impresso all'opera da Rossini. Nel dramma comico firmato, nel libretto, da Cesare Sterbini (a sua volta si è ispirato alla commedia di de Beaumarchais) conta più questo elemento che la parte sentimentale-amorosa. Quel che trionfa, in fondo, è l'astuzia. E "furbetta" lo è perfino l'apparente dolce Rosina, prigioniera del tutore, capace, però, di gabbare il vecchio a botta di intrighi: il mezzosoprano Elena Belfiore, "magrina, genialiotta, capello nero, guancia porporina, occhio che parla, mano che innamora", rende perfettamente il personaggio, non più debole oggetto di persecuzione ma donna volitiva e ingegnosa. Perfetto come un orologio, il "Barbiere", anche nella trasposizione salernitana, è incontro-scontro tra i personaggi. Ed ecco, a far da contraltare al nuovo che avanza, don Bartolo, il tutore innamorato, e don Basilio, il maestro di musica, sconfitti rappresentanti di una borghesia stantia: i loro panni calzano come un guanto a Bruno Praticò e Lorenzo Regazzo, bassi baritoni specializzati in particolare nei ruoli comici e ospiti regolari dei Festival di Pesaro e Salisburgo. La loro presenza scenica si fa sentire, saranno loro a strappare più di una risatina al pubblico della "prima", che si è andato scaldando mano mano. Testo e musica vanno a braccetto. La Filarmonica Verdi, diretta da uno scoppiettante Oren, segue il ritmo delle vicende in corso, si fa funzionale a quanto accade. Il coro del maestro Luigi Petrozziello non è da meno: arricchisce e completa i "quadri" , creando immagini e situazioni nuove. E' un universo giocoso che si muove come un carillon impazzito a sottolineare la nevrosi dei personaggi, come nel Finale grandioso del primo atto dove coro, figuranti, ballerini, interpreti - ben quaranta persone in scena - si agitano in un carosello di movimenti schizofrenici come marionette impazzite. Figaro, il burattinaio, è distante, sta al di sopra dell'azione che si svolge sotto i suoi occhi, commenta e ridicolizza dal di fuori, non è altro che lo stesso Rossini burlesco e canzonatore. In questo teatrino surreale il burattinaio Figaro-Rossini si sdoppia, sul video che fa da sfondo al fiabesco allestimento, disegnato da Alfredo Troisi, di una Siviglia da Mille e una notte, compaiono il volto e la bacchetta di Oren: il gran burattinaio è soprattutto lui. Ciò che più convince della produzione del Verdi del Barbiere, tra l'altro già acquistata dai teatri di Minorca e di Bilbao, è la modernità. Lo strizzare gli occhi ai nostri tempi è la cifra impressa da Lorenzo Amato che mostra in questo lavoro le sue due anime, quella ludica e fantasiosa da fanciullo che si specchia nella "scatola magica" che racchiude il "Barbiere" nella sua partitura tradizionale, l'altra è di riflessione e condanna della spregiudicatezza e della perdita dei valori della società contemporanea. A partire dalle ossessioni, soldi, successo, bellezza, potere, tutte in embrione nei personaggi rossiniani, fino ad arrivare al peggiore dei mali: la calunnia, "un venticello, un'auretta assai gentile, che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente, incomincia a sussurar...». Insomma, uno spettacolo da non perdere. Stasera e mercoledì alle 21 le repliche, caccia ancora libera al biglietto e, probabilmente, la sorpresa, giacchè è in corso la "Settimana delle arti", di qualche sconto particolare

10/05/2010 - www.ilmattino.it

 


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