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05/09/2010

Il Barbiere di Siviglia al Verdi di Salerno: un successo da "Mille e una notte"

Oltrecultura, 09/05/2010

In piena “quaresima” della cultura italiana, il Teatro Verdi di Salerno non ha osservato prescrizioni di sorta e ha servito un piatto “grasso”, una succulenta e assai ben confezionata edizione de Il Barbiere di Siviglia di Rossini, dall'8 maggio 2010.

A giudicare dal ricco cast di livello internazionale e dall'entusiasmo di coristi e orchestrali, si sarebbe detto che il Decreto Bondi non fosse mai stato promulgato, ma così non è, e le agitazioni in quasi tutti i teatri italiani riportano alla cruda realtà.
Il Verdi di Salerno è un'anomalia nel panorama lirico-sinfonico, e lo sottolineiamo in positivo da tempo; forse un pensiero rivolto ai colleghi in lotta per il futuro non solo di loro stessi ma della cultura italiana, nulla avrebbe tolto alla gioiosità della rappresentazione, ma avrebbe testimoniato di una solidarietà, che è virtù sensibile.
Oltre alla direzione prestigiosa di Oren, alla regia di un già affermato Lorenzo Amato e scene e costumi di un artista apprezzato quale Alfredo Troisi, sul palco salernitano, con l'Orchestra Filarmonica Salernitana in buca e il Coro del Teatro dell'Opera di Salerno, accuratamente diretto da Luigi Petrozziello, un cast su cui , su tutti, il tenore italiano più richiesto, Francesco Meli, un baritono di solida vocalità, Franco Vassallo, un mezzosoprano brioso come Elena Belfiore e un portento della vis comica come Bruno Praticò.
Il Barbiere di Siviglia è uno dei titoli più amati dal pubblico italiano e del mondo, un raro esempio di drammaturgia musicale serrata, essenziale e scintillante.
E’ noto a molti come la prima versione della celebre opera rossiniana abbia esordito il 20 febbraio del 1816 al Teatro Argentina di Roma con il titolo di “Almaviva, o sia l’inutile precauzione” e che il libretto recasse una servile e retorica premessa che tributava omaggio e ostentava venerazione al Maestro Paesiello (sic) il quale aveva composto, nel 1782, Il Barbiere di Siviglia, con un successo trionfale in quegli anni ancora ben vivo, sulla medesima commedia "Le barbiere de Seville” di Beaumarchais.
Molti erano stati i compositori che avevano musicato ispirandosi alle tre commedie di Beaumarchais, da Friedrich Ludwig Benda (1776), a Joseph Weigl ad Antonio Salieri, a Paisiello e, naturalmente al sommo W.A.Mozart.
Rossini e il librettista Sterbini motivarono con la reverenza all’illustre compositore la scelta di un titolo diverso, nonché la completa riscrittura del libretto, non mancando di sottolineare anche la volontà di adeguare la forma ai mutati tempi.
La motivazione è certo molto forte, tuttavia il cambio del titolo davvero rappresentò un’inutile precauzione se è vero che i fan di Paisiello, indignati dalla “lesa maestà”, pare si siano accaniti contro e abbiano finanche sabotato le prime recite dell’opera rossiniana al Teatro Argentina.
Di vero però c’è anche che il giovane Rossini disponeva di un tenore di grandissimo carisma e celeberrimo come Manuel Garcia, nel ruolo di Almaviva, che indubbiamente questi desiderasse campeggiare e che i suoi numerosi ammiratori e allievi non domandassero di meglio.
Non irrilevante, inoltre, che il Garcia fosse al tempo una sorta di “ambasciatore musicale di Spagna”, e che il soggetto ambientato a Siviglia costituisse una ghiotta opportunità per introdurre spagnolismi di ogni sorta.
Le prime repliche, quindi, con ogni probabilità, stando anche alle cronache, diedero amplissimo spazio al tenore iberico il quale si produsse in improvvisazioni accompagnandosi alla chitarra, aggiunse melodie popolari in lingua castigliana e si riservò un rondò virtuosistico con quel “Cessa di più resistere”, ben presto espunto dalla partitura sia per la “insidiosità” tecnica per il solista, sia, e forse ancor più, per l’inconsistenza drammaturgica.
L' Almaviva di Sterbini e Rossini intendeva realmente prendere le distanze non tanto e non solo da Paisiello, quanto piuttosto da quello di Beaumarchais e dal Figaro di Da Ponte e Mozart del "sèguito" della vicenda.
L' illuminismo era alle spalle, il Congresso di Vienna si era appena concluso sancendo la Restaurazione, dopo il ciclone napoleonico: la temperie politica era molto diversa da quella in cui gli autori del '700 avevano composto le loro opere e Rossini e Sterbini, indiscutibilmente abili, non avevano la fiamma rivoluzionaria nel loro petto.
Ecco che un equilibrio ristabilito (stabilito) tra i personaggi, con un Almaviva più centrale e un Figaro astuto, ma più volte presentato piuttosto come un furbetto alquanto venale, costituisce la rassicurante allegoria di un rapporto tra le classi ricondotto allo status ante-rivoluzione francese.
Alberto Batisti parla del Barbiere rossiniano come di un "vestito di Arlecchino" con una similitudine quanto mai appropriata per quello che in gran parte fu un "collage" musicale e che si prestò, poi, a futuri suoi riutilizzi in altri drammi.
Rossini possedeva grandissimo mestiere di compositore e aveva appreso fin da giovane (all'epoca dell' Almaviva stava per compiere 24 anni), la virtù della rapidità ricorrendo ad una variegata gamma di espedienti.
Siamo appena all'inizio del XIX secolo e il concetto di "originalità creativa", tipicamente romantico, è ancora di là da affermarsi e quando lo sarà a pieno, il genio pesarese si sarà già ritirato nel suo esilio dorato di Passy.
L'autoimprestito è elevato a metodo da Rossini ed è anche grazie a tale prassi che egli riesce a comporre con una rapidità che, seppure amplificata dalla leggenda, resta sbalorditiva.
Almaviva si narra abbia battuto ogni record di rapidità di gestazione, e, se pure non si vuole prendere per buono un tempo di 8 giorni, dichiarato dall'autore, tuttavia è documentato che Rossini abbia avuto a disposizione non più di 20 giorni dalla consegna del libretto (commissione 15 dicembre, consegna non prima del 25 gennaio) alla prova d'orchestra (non oltre il 19 febbraio)!
Il manoscritto conservato a Bologna consta di oltre 600 pagine, esclusa la Sinfonia, che una leggenda avvalorata dall'autore vuole dispersa, ma che con ogni probabilità non è mai esistita; per la prima il Maestro avrebbe adoperato, non solo per la fretta, l'ouverture di "Aureliano in Palmira", che egli giudicava (a buon titolo) ben costruita, tant'è che la riutilizzò per "Elisabetta regina d'Inghilterra" e che oggi come "Sinfonia del Barbiere di Siviglia" rappresenta una delle pagine orchestrali rossiniane più eseguite.
Al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno, sotto la guida musicale di Daniel Oren, nel ruolo del Barbiere è stato apprezzato un solido Franco Vassallo, dalla voce ampia, rotonda, non priva di squillo e ben presente nei centri.
Ma la star della produzione, quasi a voler riaccreditare l'originario titolo, è stato il Conte d'Almaviva di Francesco Meli, un tenore a tutto tondo, dal colore luminoso senza mai essere pungente, dalla espressività amabile che non si contamina mai di patetismo.
L'acuto è sempre sicuro, senza alcuna impressione di sforzo, la recitazione misurata ed efficace, la presenza scenica garbata ed elegante: un fuoriclasse.
Resta il rammarico, non certo imputabile a Meli, di non avere potuto godere di Cessa di più resistere, perché espunta, come da tradizione.
Il ruolo di Rosina è stato affidato, come ormai è quasi regola, ad un mezzosoprano, nell'occasione una deliziosa Elena Belfiore, agile nel fraseggio, come nell'attacco rapidissimo di Una voce poco fa, vezzosa nella recitazione e maliziosa nel muoversi in scena nonché, e non è poco, netta nell'intonazione anche nel registro grave, emesso senza ingravescenze gutturali.
Vero “animale da palcoscenico”, Bruno Praticò ha in più di un'occasione suscitato l'ilarità del pubblico con un Bartolo caricato, ma vocalmente centrato e poi, chi lo ferma Bruno?
Lorenzo Regazzo è un basso cantante dalla duttile emissione e in Don Basilio ha molto ben figurato, anche per la perfetta sintonia scenica raggiunta con il resto del cast.
Berta è un personaggio a cui Rossini concede, nella edizione giunta a noi, poco spazio per rivelarsi: è per tale motivo che le interpreti sono non di rado tentate dal forzare e caricare l'esecuzione dell'aria Il vecchiotto cerca moglie , obbedendo al legittimo desiderio di “lasciare un segno”.
Francesca Franci è stata brava e spiritosa e solo a tratti ha forzato la caratterizzazione, ma nel contesto molto giocato della messa in scena salernitana, non ha di molto superato le righe: brava.
Cast completato con un bravo Carlo Striuli (Un ufficiale), un onnipresente ed eclettico Angelo Casertano (Fiorello) e Alberto Cammarota (Ambrogio).
Note positive dal continuista al cembalo Enrico Reggioli.

Le scene di Troisi, dominate da un ricercato colore blu, non hanno sfoggiato ostentazioni di originalità, e ne siamo ben felici: durante la Sinfonia il fondale rimandava Daniel Oren, ripreso in diretta da una camera frontale, e forse l'autocelebrazione del grande direttore è parsa ai più eccessiva.
Gradevoli citazioni arabeggianti da Mille e una notte, per una Siviglia che della dominazione mora e della presenza anche ebraica (interrotta da Isabella la Cattolica) doveva, al tempo in cui si finge la vicenda, conservare ben nitida  testimonianza architettonica e culturale. Proiezioni quasi disneyane non hanno nuociuto alla focalizzazione dell'attenzione.

Mancando macchinari rotanti, per non interrompere il rapido fluire della vicenda, il regista Lorenzo Amato ha optato per cambi di scena (pochi) a vista: ci si abitua. Necessità virtù.
Il regista confessa di non avere avuto come obiettivo quello di stupire né di operare attualizzazioni, il pubblico ha apprezzato e crediamo che anche i cantanti abbiano potuto dare il meglio di loro stessi, muovendosi in uno spazio “familiare” e con soluzioni di piena coerenza drammaturgica.
L'Orchestra  Salernitana ha come sempre risposto prontamente al gesto del "suo" Daniel Oren, buono l'equilibrio tra buca e palco e solo isolate defaillance; il Coro, sempre alle prese con il disagio dello spazio ridotto, ha egregiamente sostenuto una prova in un contesto di eccellenza. Applausi scroscianti e numerose chiamate al proscenio.
Dario Ascoli 

Oltrecutlura, 09/05/2010 (www.oltrecultura.it)

 


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