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26/05/2010

Un Elisir d'amore nello stile di Arbore

Guide Supereva, 26/05/2006

Questa sera, alle ore 21, il sipario del teatro Verdi si aprirà sulla celebre opera di Gaetano Donizetti, con Belcore che strizza l’occhio al maresciallo Antonio Carotenuto di desichiana memoria e Dulcamara che arriva sul carro del “pensatore Quiz”

Questa sera, alle ore 21, il sipario del teatro Verdi si leverà sull’ultimo titolo in cartellone prima della pausa estiva, l’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, ancora un melodramma giocoso sul palcoscenico del massimo cittadino, dopo aver assistito al Barbiere rossiniano.

L’opera datata 1832, conta due soli personaggi buffi, Belcore e Dulcamara: il primo caricatura del militare galante è stata affidata alla voce di Bruno Praticò, figura che strizza chiaramente l’occhio al maresciallo Antonio Carotenuto di “Pane amore e…” di desichiana memoria, e il secondo, il dottore ciarlatano, sarà interpretato da Lorenzo Regazzo.

Quanto agli altri personaggi, i veri protagonisti, Nemorino e Adina, lui, il tenore Celso Albelo, appartiene alla categoria dei ragazzi timidi e sentimentali, sospirosi e facili alle cotte, mentre lei, il soprano Ekaterina Siurina, pur facendo la civetta e dandosi delle arie, è in fondo una donna semplice e innamorata, suscita il sorriso per il suo carattere squisitamente femminile, per la simpatica malizia.

Intorno spira una rustica aria di paese, che il regista Michele Mirabella ha risolto in stile pubblicità Mulino Bianco- logo pasta De Cecco, che l’orchestrazione rende ancor più agreste.

Gli abitanti danno l’idea di vivere fuori dal mondo, ma in realtà ne sanno una più di Dulcamara, con il loro sornione, concreto agnosticismo, che in sostanza profitta ora di questo, ora di quell’altro che capita in giro.

Il pudico ingenuo Nemorino riuscirà a far breccia nel cuore della “fittaiuola” con la tenerezza della sua commovente devozione, e non per merito del filtro al Bordeaux.

Siccome in quel mondo tutto da sempre, va per il meglio, anche i ciarlatani giungono a proposito.

L’opera ebbe un’accoglienza tanto favorevole da sorprendere lo stesso Donizetti che l’aveva composta in soli quattordici giorni.

La romanza da utilizzare già era in serbo ed era il pezzo forte dell’opera “Una furtiva lagrima”, dolce, appassionata, voluttuosa, affettuosa come una serenata, si annuncia a scena vuota col fagotto, accompagnamento di archi pizzicati e arpa , lo strumento dell’ innocenza come in Lucia.

Sul piano musicale e teatrale rappresenta la più bella risposta che si poteva dare alle fanfaronate di Dulcamara, che non era venuto da quelle parti, a bordo del suo carro, disegnato da Giovanni Licheri, fuoriuscito pari pari da Indietro Tutta, con il suo corteggio di odalische grassocce, per affrontare problemi di cuore così cocenti, ma soltanto per aumentare, dello stretto indispensabile, il pizzicore dei sessi addormentati.

La sua tiritera di marca rossiniana “Udite, udite, o rustici”, lascia largo spazio alla declamazione del basso comico, a spassi onomatopeici e allitteranti, che il personaggio abbandona soltanto quando prende parte, nei punti significativi, ai disegni melodici e ritmici dell’orchestra: la chiusa, “Così chiaro è come il sole”, riassume in forma ternaria di danza allegra, contadina, il concetto dell’umorismo ciurmatore.

Certo, il furbacchione è tanto ben trovato che contagia l’intero dinamismo dello spartito, trascinando bisticci, agitazioni, languori e villanesche di calda e godibile umanità, le guance arrossate dal buon vino (vi scorra o no l’attesa lagrimuccia).

Sotto il profilo tecnico, il compositore scrive senza dare l’impressione del calcolo, senza incertezze e problemi; rivelando un eccelso mestiere e una fiducia illimitata nella sicurezza dell’esposizione. Al tempo stesso la profondità e la convinzione della melodia, così come la sottile abilità di orchestrare in modo moderno, per quei tempi, pongono lo spettatore in condizione di afferrare senza sforzo la natura dei personaggi e l’intreccio della vicenda.

A completare l’eccellente primo cast Francesca Paola Natale che vestirà i panni di Giannetta, il coro diretto da Luigi Petrozziello e una superlativa Orchestra Filarmonica Salernitana “G.Verdi” affidata alla bacchetta di Antonino Fogliani.

Guide supereva, Critica di Musica Classica di  Marco del Vaglio 26/05/2006 (http://guide.supereva.it)

 


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