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06/02/2010

L'intervista. Il debutto di Matteo, da "Amici" a Donizetti. Ho paura, non sono ancora il nuovo Bocelli"

la Repubblica, 2/06/2010

ROMA - E' conosciuto più dagli adolescenti che dai soliti melomani di mezza età e non ha mai cantato un'opera lirica per intero. Eppure Matteo Macchioni, tenore di Sassuolo, 26 anni, debutterà l'8 giugno sul palco del Teatro Verdi di Salerno con L'elisir d'amore di Donizetti, sotto la direzione di Daniel Oren. La popolarità Matteo l'ha conquistata, in pochi mesi, grazie alla televisione e in particolare con "Amici", il programma di Maria De Filippi. Il talent show ha impresso alla gavetta di Matteo un'accelerazione esponenziale portandolo da provini e concorsi all'esordio come protagonista (interpreterà per tre recite il ruolo di Nemorino) in teatro. Il maestro Oren lo ha notato in tv e quindi ingaggiato, ma il percorso di Matteo è scandito da una seria formazione musicale che parte in realtà dalla musica leggera: "Ho sempre giocato con la musica - racconta - Da bambino ho ricevuto in regalo una batteria; poi dal gioco è venuta la passione, ho iniziato lo studio del pianoforte e ho deciso la strada del conservatorio. A 16 anni mi sono iscritto anche alla Siae perché scrivevo canzoni, volevo fare il cantante pop. Solo dopo la maggiore età ho scoperto la mia vocalità e ho iniziato a studiare canto lirico".

E come è approdato ad "Amici"?
"Non avevo mai pensato a un talent show. Poi ho saputo che ad "Amici" aprivano alla lirica, ma è stato mio padre spingermi a fare il provino. Non ci credevo molto, ma ha avuto ragione mio padre".

Sembra che oggi partecipare a un talent show sia l'unico modo per sfondare.
"È vero che in soli sei mesi il programma di Maria De Filippi mi ha permesso un salto enorme. Io credo che i talent siano una grande vetrina, ma vanno fatti con umiltà e considerati come punto di inizio. Perché fuori è molto dura: il talent dà visibilità e fa crescere, poi però e bisogna mantenere la promesse".

Dopo L'elisir d'amore ha in programma un disco?
"Sì, sarà un disco che avrà due anime, come le ho io: una lirica, l'altra pop. Credo che siano mondi che possano convivere senza troppa difficoltà. Del resto quando si studia il repertorio classico non si fa altro che studiare le radici della musica leggera".

Molti suoi coetanei non la pensano così però: difficile trovare arie di Donizetti o Puccini nell'iPod di un ventenne.
"Siamo tutti figli del nostro tempo, uno cresce con le cose che ha intorno. Per me in conservatorio è stato più facile incontrare Puccini... Però ad "Amici", arrivando in finale con il televoto, ho dimostrato che la lirica può essere portata anche in un contesto popolare".

Qualcuno parla già di lei come un nuovo Bocelli?
"È davvero eccessivo. Se solo potessi ripercorrere un 1% della sua carriera sarei felicissimo. Stimo enormemente Bocelli e ancora non ho fatto nulla per meritarmi questo paragone. Certo, avrei preferito debuttare in un teatro di provincia, ora devo essere all'altezza di altissime aspettative e confesso di avere una certa fifa. Ma non ho pretese incredibili, spero che la critica mi accolga semplicemente come uno che ha cantato bene". 

di Federico Capitoni
la Repubblica, 2/06/2010 (www.repubblica.it)

 


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